IL MANIFESTO / ALIAS
Guido Festinese
Quando si va a scavare nel passato prossimo del jazz sghembo e maleducato del Bel Paese, quello per nulla accomodante con i riti da «jazzclub» saltano spesso fuori belle sorprese, e perché no, qualche rimpianto. Sorprese, perché la qualità è alta; rimpianti, perché certe esperienze avrebbero davvero meritato ben altra diffusione. È il caso di questi mirabolanti e smargiassi Crap, ovvero il catanese Roy Paci alla tromba, Edoardo Ricci alle ance, Helmut Cipriani al basso, Jacopo Andreini alla batteria, un unico disco (questo) registrato nel '98 a Livorno. Frustate free taglienti e poesia surreale, ricordi di Chicago e andamento da banda svaporata. Una meraviglia.
BUSCADERO
Lino Brunetti
Anche se all'apparenza non vi dice nulla, vi garantisco che dietro e dentro
il nome Crap si nascondono degli autentici pezzi da novanta della scena musicale
italiana; i Crap infatti sono un quartetto formato da Roy Paci alla tromba
- funambolico ed eclettico musicista presente almeno in uno dei dischi che
avrete a casa, visto che dai suoi Aretuska a Manu Chao, da Pascal Comelade
a Vinicio Capossela, dalla Banda Ionica ai Mau Mau, pare abbia suonato con
tutti - da Edoardo Ricci al sax e al clarnetto (Ricci-Sanna, Jealousy Party
tra gli altri), da Jacopo Andreini alla batteria (altro musicista presente
in centinaia di dischi) e da Helmut Cipriani al basso a sei corde. Avrei però dovuto
dire che i Crap "erano" un quartetto formato da, visto che, formatisi nel 1997,
dopo un paio d'anni di intensa attività live, posero fine alla loro storia
nel 1999. Ora, sette anni dopo, tornano agli onori delle cronache grazie a
questo omonimo cd e all'ora abbondante di musica ivi contenuta, la sola testimonianza
di studio lasciata dai quattro, a parte la traccia finale registrata dal vivo
a Firenze. E' essenzialmente un linguaggio jazz quello che si parla qua dentro,
abilmente in bilico tra composizione ed improvvisazione e, altrettanto equilibristicamente
attento nel bilanciare caos e lirismo, follia zorniana e momenti più estatici,
sperimentalismo e armonia. C'è di che divertirsi insomma e di che ringraziare
l'accorta Megaplomb che è andata a dissotterrare queste pepite di libera creatività,
ora pronte a schizzare da mille parti nelle casse del vostro stereo.
BLOW UP
Piercarlo Poggio
Manifesto purtroppo mortuario di un quartetto tromba-sax-basso-batteria durato, come si usa ai nostri giorni, un paio di anni soltanto (1997-1999), "s/t" giunge a noi con il consueto ritardo da sovraffollamento discografico. Roy Paci, Edoardo Ricci, Helmut Cipriani e Jacopo Andreini sono nomi arcinoti accomunati dal modo trasversale di intendere la musica. Che sia rock, free, funk, avant o quant'altro ciò che conta è "farlo",al più alto grado di intensità. Per questo è inutile cercare qui il capolavoro nascosto, l'angolo ben limato, la superficie liscia. Troverete invece tanta passione e un profluvio di suoni in combutta tra loro, tra litigi e riappacificazioni. Se fosse vissuto Crap avrebbe compiuto tra breve dieci anni. Qualcuno nel 1007 si ricordi di portare un fiore di supermercato sulla sua tomba. (7/8)
ROCKERILLA
Enrico Ramunni
Siamo i primi ad applaudire la simpatia di Roy Paci nella sua veste di capobanda dello Zelig, però fa
benissimo Megaplomb a ricordarci le sue origini, rispolverando quiesto inedito
dei Crap di fine anni '90. Il progetto prendeva il nome dalle iniziali dei
funambolici componenti di una formazione completata da Helmut Cipriani, Edoardo
Ricci e Jacopo Andreini: avrete già capito che ci troviamo in territori a cavallo tra nu-jazz e improvvisazione avant-rock senza rete, tra fanfare e caroselli circensi, incalzati da una sfrenata ispirazione pronta a sfregiare il rigore di angolosi temi ornettiani con il ghigno satirico di Actis Dato. Il demenziali recitativo dalla marcata cadenza toscana di "Sudone" non è che il segno più esteriore di un'iconoclastia irredimibile. (8/10)
MUSICA JAZZ
Enzo Boddi
Questo è l’unico documento di
un gruppo attivo tra il 1997 e il
’99. Lo sorreggeva uno spirito
dissacrante e l’animavano quattro
forti personalità: Ricci, figura
storica della musica improvvisata
fiorentina, cofondatore dei
Neem; Paci, allora membro degli
As Sikilli di Stefano Maltese e poi
divenuto popolare con numerosi
progetti extrajazzistici (tra cui
Manu Chao, Aretuska e Banda
Ionica); Cipriani, capace di applicare
una disinibita poetica
free al basso elettrico; Andreini,
batterista iconoclasta sulla scia
di Han Bennink, autore – al pari
di Ricci – di sette dei quattordici
brani. Un’esperienza d’ascolto liberatoria,
dove l’ironia rende
gradevoli anche i passaggi più
ardui (vedi Dolce roboante e
caotico, o Attacco d’asma a Las
Vegas).
Le esplosioni orgiastiche, i repentini
cambi d’atmosfera, i ripidi
intrecci tra contralto e tromba,
il continuo districarsi tra i grovigli
ritmici devono spiritualmente
qualcosa tanto all’Art Ensemble
(senz’altro Bowie è tra i riferimenti
di Paci), quanto all’improvvisazione
radicale olandese, di
gran lunga la più sarcastica e
clownesca. Spicca, infine, l’esplorazione
timbrica condotta
negli undici minuti di Green fegatello:
tromba con sordina, clarinetto
basso ipnotico (altrove rievocante
Breuker e Dolphy) e digeridu
concorrono a creare un
clima non distante dall’estetica
Aacm.
ALL ABOUT JAZZ
Enrico Bettinello
Che succedeva nell'Italia del jazz del 1998?
Beh, sono passati nemmeno dieci anni, sembra ieri, o forse no. comunque stiano le cose, andiamoci a rinfrescare un po' la memoria e lo facciamo con l'ausilio delle “sacre” classifiche del Top Jazz, che nel gennaio del 1999 ci diedero puntuali lo “stato dell'arte” dei dodici mesi precedenti.
Memoria corta? Il Top Jazz 1998 lo vinsero i Doctor Three [miglior disco] e Gianluigi Trovesi [miglior musicista], l'Instabile [miglior formazione] e Stefano Bollani [miglior nuovo talento], mentre sul versante internazionale furoreggiavano Galliano e Ornette, la Mingus Big Band e Chris Potter.
Un anno come tanti, direte voi! E una scorsa alle classifiche conferma un salomonico equilibrio tra jazz mediterraneo e autoriale italiano e inossidabile mainstream, lasciando ai musicisti di area più o meno “free” [si perdonerà l'approssimazione] non troppe soddisfazioni: tra i primi dieci dischi troviamo solo Guido Mazzon, tra i musicisti Maltese e Minafra, tra le formazioni la citata Instabile e i Nexus, tra i giovani praticamente nessuno [eccettuati forse Beppe Caruso e un allora esordiente Petrella].
Eppure in quello scenario si muovevano anche esperienze meno conciliate, come il quartetto Crap [beh, con un nome così - per giunta anche quello del disco - la nazionalpopolarità risulta più ardua, no?] formato dal trombettista Roy Paci, dalle ance di Edoardo Ricci, dal basso di Helmut Cipriani e dalla batteria di Jacopo Andreini.
Nati nel 1997 e scioltisi due anni più tardi dopo una buona attività concertistica, i Crap vedono solo oggi pubblicata dalla Megaplomb la loro unica fatica in studio, disco che, al di là del “dovere” celebratorio, suona ancora intensamente attuale e apre ulteriori quesiti sulle traiettorie del jazz creativo nel nostro paese, estremamente “carsiche”, con lunghi periodo di immersione e salutari guizzi alla luce del sole [di questi tempi le avventure di etichette come El Gallo Rojo o Improvvisatore Involontario ne sono la felice testimonianza].
La formazione senza strumento armonico ha nei quartetti colemaniani un evidente riferimento, ma i quattro, quasi mossi da un'urgenza insopprimibile, gettano nella mischia quanta più dynamis sonora riescono a trovare. Cioè tanta!
Punk-rock, funk, libera improvvisazione, trionfalismi bandistici, sono solo alcuni degli ingredienti di una musica vorticosa e densa - sicuramente all'epoca ancora in cerca di un bilanciamento che desse una “forma” espressiva più compiuta a tutte queste energie - fatta di scatti nevrotici e di splendide impennate dei fiati [anche di qualche voce gutturale] sopra il moto spasmodico di basso e batteria.
In particolare Paci è già un solista di straordinaria fantasia ritmica e timbrica [sono gli stessi anni dell'indimenticabile Trionacria con Gebbia e Cusa, nonché degli Zu, prima dei trionfi popolari con Manu Chao o Aretuska] ben assecondato da Ricci sia al contralto che al clarone.
Una allucinazione primitiva e avvolgente - si ascolti ad esempio “Green Fegatello”, solo uno dei tanti titoli che urlano la vis ironica e iconoclasta del quartetto, in pieno stile Burp - che lascia intravedere bagliori timbrici sempre variati. Un tuffo dentro colori acidi, dentro un'ipotesi di musica a venire che oggi ritroviamo in tanti aspetti. Questo e altro è l'energia di Crap, disco che giunge beffardamente fuori tempo massimo, con la band ormai sciolta, ma paradossalmente vincente, come se di un maratoneta giungesse a tagliare il nastro del traguardo solo una maglietta sudata di molte gare fa e ci accorgessimo drammaticamente che gli altri corridori, in carne e ossa con le loro belle magliette autotraspiranti, sono ancora alla campana dell'ultimo giro.
Meglio tardi che mai!
FREEQUENCY
Tirza Bonifazi Tognazzi
Nel 1997 il musicista e gentiluomo Roy Paci sfilava in una marcia in tutta
Italia insieme a Edoardo Ricci al sax, Jacopo Andreini alla batteria e Helmut
Cipriani al basso. I Crap, "un quartetto di jazz acrobatico" (la descrizione delle note stampa ci sembrava perfetta per rendere l'idea), si sciolsero due anni dopo, e solo ora le loro raffinate stravaganze registrate su lunga distanza nel 1998 trovano la collocazione nel mercato del disco. Nelle quattordici tracce dell'omonimo album i Nostri si avventurano in sonorità totalmente visionarie sorrette da una comune predisposizione per la sperimentazione più astratta e ironiche oscenità (basta guardare la copertina del disco). Tutti elementi ai quali nel corso degli anni Roy - fautore di innumerevoli progetti, celebratore del jazz ma anche di altre eccentricità, circense per caso sul palco di Zelig, suonatore di marce funebri - ci ha ampiamente abituati. "Ho un amico, un jazzista, un suonatore di tromba" raccontava Joan nel film Scherzi del Cuore. "Una notte cercai di dirgli quello che la musica mi ispirava, lui si limitò a scuotere la testa e disse: 'non si può parlare di musica, parlare di musica è come ballare sull'architettura'".
Beh, non vorremmo distruggere qualche opera d'arte; ascoltate Crap e fatevi
la vostra opinione.
IL MUCCHIO SELVAGGIO
Francesca Ognibene
Se fra il 1997 e il 1999 avete assistito a un concerto di questo quartetto
jazz, ma vi mancava il supporto musicale da portare a casa, eccovi accontentati,
dopo sette anni grazie all’etichetta milanese Megaplomb. E ancora è tangibile l’elasticità di movimento, ora spregiudicata e allegra come “Ragno di burro”, ora lugubre e strisciante come in “Green fegatello”. È uno di quei dischi sudati, quando il sudore non puzza ma è il tuo vero sangue che pulsa e ti spreme, ribolle e impazzisce, vola addirittura e urla. Sangue vivo, come quello che sputano ogni giorno questi bravi musicisti del tutto immersi in una scelta di vita: vivere di musica.
Quattro maestri, quattro fuoriclasse e ciascuno a modo suo rappresenta il comune denominatore di un incontro breve, ma molto molto intenso. Il primo è Roy Paci, naturalmente alla tromba, poi Edoardo Ricci al sax contralto e clarinetto basso, Helmut Cipriani al basso elettrico a sei corde e Jacopo Andreini alla batteria. Il toscanaccio Edoardo Ricci, oltre a suonare, cura la copertina e il booklet con i suoi bellissimi disegni ironici. C’è poi la sua poesia in “Sudone” dove usa la sua voce magnifica (che lui ovviamente odia) ma che è tutta cuore e sentimento anche se dice cosacce. Andreini in qualsiasi gruppo si trovi porta la sua “joie de vivre” con un tocco enigmatico e felice e assieme a Cipriani suona il didjeridoo, ma anche pentole da cucina.
Non so se avremo mai più modo di vedere i Crap suonare dal vivo, soprattutto per la super star Roy Paci, però questo CD potrà lenire
la delusione.
RUMORE
Vittore Baroni
I Crap sono un "supergruppo" di improvvisatori avant-jazz nato nel '97 dall'incontro tra Edoardo Ricci (sax), Roy Paci (tromba), Helmut Cipriani (basso) e Jacopo Andreini (batteria). Gli strumentali, farina di Ricci e Andreini, esibiscono l'acrobatica verve circense e la vena grottesca propria dei due toscani, in un susseguirsi di numeri mozzafiato che sarebbe stato davvero criminale lasciar ammuffire su qualche scaffale.
JAZZIT
Guido Siliotto
Supergruppo? Sì, grazie. Come definire altrimenti un ensemble che annovera Edoardo Ricci al sax, Helmut Cipriani al basso e i due “prezzemolo” Jacopo Andreini alla batteria e Roy Paci alla tromba? È durata solo due intensi anni la vita del quartetto, dal 1997 al 1999, con molti concerti in giro per la penisola. Oggi viene pubblicata una testimonianza discografica, registrata nel ‘98 e finalmente disponibile grazie all’interessamento della milanese Megaplomb, in collaborazione con la fiorentina Burp. Ed è un bel sentire: fiati che s’inseguono fin dalle prime note, assecondati da una sezione ritmica vertiginosa. Grande divertimento, lo possiamo immaginare, sia nella registrazione di queste tracce, sia durante i concerti: normale, in presenza di musicisti di spessore, ma soprattutto del tutto liberi di esprimersi senza codici prefissati. Del resto, Ricci è l’artefice di progetti che mescolano avanguardia e ironia (dal duo con Eugenio Sanna all’orchestra Neem, passando per i Jealousy Party), Roy Paci è quel mostro onnivoro che tutti conosciamo (tra l’altro: Aretuska, Manu Chao, Trionacria, Banda Ionica, Tonino Carotone, Mau Mau, Daniele Sepe, Vinicio Capossela, Nicola Arigliano ed Africa Unite), mentre Jacopo Andreini (Enfance Rouge, Bz Bz Ueu e Nando Meet Corrosion, per dirne alcuni) potresti trovartelo al campanello in qualsiasi momento, visto che è “L’uomo che suona tutto ed è ovunque” (parole sue). “Free” nell’animo, la musica del quartetto coinvolge, eccita e fa sganasciare dalle risate. Che volete di più?
SANDS ZINE
Alfredo Rastelli
Questo quartetto di fenomeni coniuga in maniera magistrale composizione e improvvisazione con gusto e potenza. Ritroviamo Edoardo Ricci, al sax, con Jacopo Andreini (batteria), Roy Paci (tromba) e Helmut Cipriani (basso). Si parte dalla new thing per poi deviare verso l’improvvisazione radicale rispolverando le celebri prove di Ornette Coleman, Eric Dolphy dell’Art Ensemble of Chicago e del free europeo. Il disco testimonia ciò che di meglio il gruppo ha prodotto nel loro unico momento di vita e cioè il triennio ‘97-’99, periodo in cui Roy Paci era ancora alle prese con le argomentazioni che più ci piacciono e cioè quel free jazz scatenato e coinvolgente che marchiò anche la prima uscita Zu. Quello proposto dai Crap è un mix letale di assalti all’arma bianca e raffinatezze strumentali: l’intreccio dei fiati sulla seziona ritmica propriamente rock di green fegatello, l’indubbia dote nel ricercare e chiudere melodie di immediato impatto come inragno di burro, dark chicken o le scorribande forsennate di cluster away, devono church going family o attacco d’asma a las vegas, sono tutte combinazioni riuscitissime di melodia e improvvisazione. La semplicità con cui costruiscono e successivamente decostruiscono (o viceversa) più volte i temi musicali, il lavoro mai piatto a livello di ritmica, l’improvvisazione controllata, ed efficaci inserti vocali (Roy Paci in coda di cane e Edoardo Ricci a declamare la sua breve poesia in sudone) sono tutti elementi che fanno di questo un disco più che gustoso.
In ultimo, calorosi complimenti e ringraziamenti alle etichette che producono: Burp e Megaplomb. Dimenticavo: Distribuisce Wide. Non vi resta che aprire il portafoglio.
KRONIC
Tommaso Ottaviani
Fuoco alle polveri, come si diceva sulle navi pirata. Perché questo disco è un bel po’ pirata: unica registrazione in studio (ripescata e rimaneggiata con cura da quella fucina di idee che è Megaplomb) di quel progetto insano che fu Crap (nato dieci anni fa, già morto e sepolto come tutte le cose belle), Jacopo Andreini, Roy Paci, Edoardo Ricci e Helmut Cipriani, che se bastassero i nomi saremmo già a cavallo.
E poi c’è anche la musica. Per fortuna. Quel Jazz smodato e senza regole, che basta ascoltare “Ragno di Burro” per capire dove si andrà a finire. E poi, andate subito alla progressione incessante di “Green Fegatello” e avrete il vostro capolavoro, e poi via con lo shuffle, perché dare dei vincoli e delle regole a un disco del genere è stupido e profondamente sbagliato. La tromba di Roy Paci squilla come in preda alla divinità, e sotto è tutto un susseguirsi di fraseggi incrociati tra nomi che suonano più come numi che come artisti. Gente che se partecipa ad un disco come collaboratore beh, è dovere morale l’ascolto. Figuriamoci quando sono tutti insieme.
Un disco spaventoso, un mostro su supporto compatto che è un errore madornale aver pubblicato. Una cosa con zampe e pali irsuti che grida dal profondo e che lì dovrebbe rimanere, come emanazione di una sensazione, di un attimo sfuggente, di un momento di pura – e delirante – gloria di tutta la musica italiana.
Goderne smodatamente può essere l’unica soluzione.
SENTIRE ASCOLTARE
Stefano Pifferi
Ironia, sberleffo, tecnica, cuore, sudore, follia e mille altre cose ancora.
Signori e signore benvenuti nel mondo (postumo) dei Crap, quartetto di jazz
acrobatico (parole loro) composto da alcuni dei più spericolati
e temerari musicisti italiani. Gente che non ha bisogno di presentazioni:
equilibristi del pentagramma, vecchie volpi del palcoscenico, apparentemente
buffoni di corte al servizio dello spettacolo più antico del mondo.
Crap rappresenta purtroppo l’unico lascito
discografico del quartetto che dopo aver girovagato per l’Italia con
una esplosiva miscela di jazzcore e salmastra ironia (vedi lo splendido
poema stilnovista di Sudone, composto e declamato da Ricci) da
alle stampe il proprio testamento, registrato nel lontano ottobre 1998!
Quattordici pezzi dai titoli improbabili (oscar a Attacco D’Asma
A Las Vegas, quasi una risposta a Thompson) e dalle musiche inverosimili:
scivoloni free, rincorse verso caotici abissi, convulsioni ritmiche, turbinio
di fiati che si inseguono senza un apparente senso per ritrovare poi sempre
la strada principale del tema.
Immaginate il Mezzogiorno E Mezzo Di Fuoco di Brooksiana memoria
in salsa free-jazz e non sarete lontani dal vero: uno starnazzare continuo
di sax e tromba che duellano all’ultimo respiro sostenuti dalla batteria
di Andreini, roboante e avventurosa come sempre, e dal sodale Cipriani che
stende col suo basso monstre la base per i deragliamenti di cui
sopra. Citare qualche pezzo invece degli altri sarebbe un mero ed inutile
esercizio di stile; sappiate soltanto che ogni canzone qui presente contiene
in sé idee che tanti altri gruppi diluiscono in un disco se non in
una carriera intera.
Perciò lasciatevi andare e, cito testuale, “sarete accompagnati
per mano in questo tunnel degli orrori e delle leccornie”!
MESCALINA
Simone Broglia
Dopo anni di prove e riprove dal vivo per l’Italia dei locali dove si fa il jazz esce per Megaplomb il disco dei Crap. Un quartetto di musicisti assestato nell’interplay e nella coesione interna dal 1997, anno in cui hanno cominciato a suonare insieme divertendosi ad abbandonare provvisoriamente le loro rispettive band e ritrovarsi ad improvvisare liberamente. Si sono sciolti nel 1999 e questo disco che esce ora è l’unica testimonianza in studio. Il gruppo è composto da Roy Paci, uno dei trombettisti più famosi in Italia non solo per gli Aretuska, ma per aver suonato con una sfilza lunghissima di grandi nomi che parte con Nicola Arigliano, passa per Capossela e Manu Chao e finisce con Zu. Al sassofono contralto ed al clarinetto basso c’è Edoardo Ricci (Jealousy party, Neem), alla batteria c’è Jacopo Andreini (Enfance Rouge) ed Helmut Cipriani al basso a sei corde.
Ogni brano del disco si sviluppa per conto suo e sempre in modo diverso, le forme se le inventano loro e le ricreano senza badare molto agli schemi. L’apertura del disco affidata ad una calda e strutturata “Ragno di burro” non deve ingannare, non deve far pensare ad un album dove vi siano chorus ed improvvisazioni così ben evidenziate. Il secondo brano permette da subito di prendere le misure con il procedere continuo della voce e degli strumenti.
Spiccano ovviamente in tutto ciò gli acuti della tromba di Roy Paci che si fa sentire parecchio ma senza diventare opprimente; in “Cluster away” ad esempio viene ben giocata l’interazione quasi antifonale fra sax e tromba che poi lasciano spazio al basso di Cipriani ed ai vocalizzi di Ricci.
Si ritorna all’unisono con un brano della durata molto breve, trenta secondi di “Bus muy rapido” che aprono a “Green fegatello” giocata con il clarinetto basso di Ricci e l’ostinato giro di basso e rumori di batteria che modificano nello svolgimento le atmosfere. Si fa sentire anche una certa ricerca del rumore, del verso strumentale mescolato alla vera e propria perizia. Il calore del suono e la spontaneità dell’improvvisazione sono quelle del miglior jazz legato alla tradizione ma che si rivolge ad esplorare vari territori musicali.
Ben riusciti l’attacco e lo svolgimento di “Attacco d’asma a Las Vegas” e bella la voce del basso nei sui brevi interventi in “Cani a pezzi”. La marcia veloce di “Devono church going family” e la versione live di “Gotine Rosse” chiudono un disco bello, coinvolgente all’ascolto e potente che però porta con sé la pecca che hanno molti gruppi fondati sulla performance live: la sfuggente incisività dei singoli brani su disco.
CHAIN DLK
Andrea Ferraris
Crap? No way, if there's something far from being pure crap is the music featured
on this cd. Megaplomb’s profile as a label is getting clear, you just need hears to perceive the guy is mainly free/jazzy/avant/tecnique oriented or at least that's what it seems. Going back to Crap I'd better start by saying this four letters birth name hides four well know musicians haling from the jazz circuit (both from the institutional and the off one), but they all are quite popular for having played "other music" and to have hybridized jazz in many of their countless side works. Jacopo Andreini (Enfance Rouge, Arrington De Dyoniso Quartet, Bz Bz ueu, etc.), Edoardo Ricci, Helmut Cipriani and Roy Paci (Manu Chao, Aretuska, Corleone, Zu, etc.) on trumpet. This a quite old recording since this ensemble was kicking back in 1998 and in some ways it has a “retrò” aftertaste of free-jazz-rock but that's not absolutely bad indeed. I think many will compare this to Zu and sure it has some similarities with the debut release of the band that at the time (more or less) featured Roy on trumpet, but this not a carbon copy of the power trio nay it has some significant differences. The arrangements are damn clean and neat and it makes you think to something that's much more absorbed in the jazz world than in the rock one but it's something that really want to cross the boundaries of its genre. Featuring both Andreini and Paci the first idea I was pondering was that it sometimes smells like popular-funny music mixed with serious muscular playing and that’ ok with me. Free-jazz-rock, yes, but still not jazz-core therefore you're warned and there's a hell of difference so please don't blame me for this jerking on definitions. I can't say how many people into jazz will buy it or get it, but they should dig it even though its schizophrenia, c’mon ‘Trane
and Parker probably would have moved their black feet to the rhythm of these
four white folks and that's enough for me to justify the listening.
SMEMORANDA
Diego Alligatore
Un supergruppo jazz formato da Edoardo Ricci (sax), Roy Paci (tromba, voce), Helmut Cipriani (basso a 6 corde) Jacopo Andreini (batteria) per un cd (l’unico sfornato dalla band attiva dal 1997 al 1999) lucente e naif. Per chi ama le improvvisazioni e odia le cose facili. Gustosi pure i disegni dello stesso Ricci, a metà strada tra Walt Disney e Charles Bukowski.
NERDS ATTACK
Gabriele "Atreju Baba" Mengoli
I Crap sono Roy Paci, Edoardo Ricci, Jacopo Andreini ed Helmut Cipriani,
e sono quattro musicisti con i controcazzi. Roy Paci ormai non ha più bisogno
di presentazioni, eclettico come pochi, spazia dal free jazz al pop da hit
al rock con estrema maestria, infinite le sue collaborazioni ed infiniti i
suoi progetti tra cui Aretuska, Manu Chao, Zu, Corleone… etc. Jacopo
Andreini, al sax contralto, voce e clarinetto basso già nei Jealousy
Party e Neem non nasconde in questo lavoro la sua inclinazione al
free e a quei nomi grandi come costellazioni quali Eric Dolphy, Ornette
Coleman e Roscoe Mitchell. La base ritmica presenta altri due talentuosi:
Cipriani al basso elettrico e Andreini alla batteria entrambi anche al preistico
didjeridù australiano. Insomma i numeri ci stanno tutti ed un disco
con queste presenze non può che suonare bene! Ed infatti è così, "Crap" è un
bel lavoro di free jazz! Si passa da melodie quasi circensi ad incastri vorticosi
talvolta caotici come scene apocalittiche, talvolta rumoristici e minimali
che riportano ad atmosfere da cartoon popolate da personaggi schizzati ed improbabili
(come sulla cover). Ci sono momenti rilassati anche di solo totale che si evolvono
in muri di suono dirompenti per poi divenire discese infernali con i fiati
che quasi simulano frecce scoccate da demoni. Le sorprese non finiscono, la
traccia 9 "Sudone" presenta un simpaticissimo quanto scuro racconto di Ricci.
L'ultima traccia è una registrazione live che ci fa capire quanto questo
quartetto spaccasse dal vivo, già perché si sono sciolti nell'ormai
lontano '99, un vero peccato data la portata del sound, chissà oggi
come si sarebbero evoluti. Insomma "Crap" è un disco che tiene alto
il nome di quella musica o chiamiamolo "approccio alla musica" che dal 1958
non smette di regalarci ottimi ascolti. Grandi!
MUSIC ON TNT
Loris Gualdi
Dall’”officina” Megaplomb è appena uscito un prodotto che probabilmente incontrerà i favori di chi ama la musica nelle sue esibizioni più libere. L’opera in questione porta il nome di Crap, ensamble di jazz acrobatico, che riunisce quattro talentuosi elementi del panorama musicale italiano: Roy Paci, che lascia momentaneamente gli Aretuska per unirsi all’Enfance Rouge Jacopo Andreini, al basso di Helmut Cipriani e al polistrumentista Edoardo Ricci, che appare in questo “Crap” anche
come ideatore dei disegni che dominano la cover art.
Il cd, pubblicato nella prima decade di novembre, rappresenta l’unica testimonianza in studio del gruppo, nato nell’ormai lontano 1997, che ha visto il proprio capolinea nel 1999 dopo una serie di concerti per l’Italia
del jazz.
L’album si dipana attraverso un intricato intreccio di suoni improvvisati, che ci avvolgono mediante musicalità parzialmente distinte, come nella bonsai “Bus muy rapido”, che si articola in soli 29 secondi, oppure nella deliziosa “Green fegatello”, in cui il clarinetto basso di Ricci improvvisa su un ritmo felliniano, che sulla lunga gittata trasforma l’iniziale spensieratezza, in un ridondante sentimento di inquietudine, complice anche l’esuberante giro di basso e gli inusuali suoni provenienti da bislacchi armamentari. Le sensazioni si amalgamano e si sostituiscono molto rapidamente, anche all’interno
della medesima realizzazione. Infatti non esistono partiture ben precise, mentre
il talento dei musicisti coinvolti nel progetto Crap, permette un free jazz
di buon impatto che consente di visitare, seppur liminarmente il territorio
jaser.
Risulta comunque impossibile, o per lo meno poco significativo, cercare di
elencare i vari generi e sottogeneri che emergono dalle quattordici tracks,
anche perché l’album risulta essere fedele a quell’espressività d’improvvisazione
che ha sempre caratterizzato la musica di New Orleans.
Un disco che forse non sarebbe piaciuto nella Luisiana del 1900, ma proprio
da li arriva con la sua istintività al di fuori degli schemi. Una musica che come un dipinto astratto sarà percepita in maniera soggettiva, con la sua atonalità e un imprevedibile irregolarità della metrica, che piacerà ugualmente
a chi ha amato il free jazz newyorkese degli anni 70 e a chi non prescinde
dai dischi degli Ensturzende.
RADIO DEEJAY BLOG
Andrea Prevignano
"Spaventoso quartetto jazz acrobatico". Non c'è definizione migliore per "Crap" (merda), album dell'omonima formazione allstar: Roy Paci (tromba. Zu, Corleone, Trionacria, Banda Ionica e molti altri), Edoardo Ricci (sax contralto, clarinetto basso, voce. Ricci-Sanna, Jealousy Party), Jacopo Andreini (batteria, pentolini, didjeridoo. Bz Bz Ueu, Nando Meet Corrosion e altri), Helmut Cipriani (basso a 6 corde, basso fretless, didjeridoo). Le quattordici tracce postume (il gruppo è esistito per un breve periodo, tra il 1997 e il 1999) sono funamboliche e allegre, di quell'allegria dello sberleffo che è stata a vario titolo nel jazz dell'AEOC o di Albert Ayler, dove è sempre viva la componente giocosa e pungente e sempre presente l'esigenza del sovvertimento della buona condotta. I frenetici temi colemaniani introdotti all'unisono da Paci e Ricci sono il trampolino per improvvisazioni assai percussive (Andreini è un vulcano di ipercinesia, è ovunque e crepitante: mostruosamente bravo nella sua rudezza), mentre Cipriani arrota linee basse impressionanti. Si arriva alla fine spossati ma più ricchi.
Per fan di: Zu, Bz Bz Ueu, Eugene Chadbourne.
FREAK OUT
Vittorio Lannutti
I Crap sono stati un fulgido esempio di free jazz puro e anarchico in tutti
i sensi. Nati nel 1997, dopo un'intensa attività live, nel 1999 si sono sciolti e queste quattordici tracce sono l'unica testimonianza in studio di questa mirabolante band, che finalmente la Megalplomb è riuscita a pubblicare. I Crap erano un quartetto formato da Roy Paci, che ormai non ha più bisogno di presentazioni, ma mi preme ricordare che in quegli anni si divedeva anche con Mau Mau e Zu, ovviamente come attività principali, senza contare le innumerevoli collaborazioni come ospite con gli artisti e i gruppi più diversi. Al sax c'era Edoardo Ricci (Ricci-Sanna, Jealousy Party, Neem e tanti altri), alla batteria quel pazzo di Jacopo Andreini (Enfant Rouge, Bz Bz Ueu, Arrington De Dyoniso Quartet e anche per lui tanti altri) e al basso sei corde Helmut Cipriani. Ovviamente con quattro elementi del genere l'improvvisazione è assicurata e ogni traccia è un quadro policromatico con tantissimi schizzi, guizzi, improvvisate. La totale schizofrenia emerge anche dalle durate dei brani che spaziano dai 29 secondi agli oltre 11 muniti. Di tanto in tanto compaiono degli urli o un brano semi parlato di Ricci. Spesso ad emergere è il sax di Ricci, ma ben sostenuto dagli altri tre che quando vogliono inserirsi lo fanno senza nessun problema e l'aspetto più intrigante di questo cd è il fatto che si respira una totale aria di libertà, dato che tra i quattro non c'è assolutamente
competizione, ma stimolo reciproco.
€ 10.00
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Band: Crap
Title: Crap
Catalog: MPL005 / MHM2
Released: november 2006
Format: CD
Packaging: jewel box
Tracks: 14
Running time: 63'19"
Distributed: Wide Records
Tracklist
2: Cosa di cane
3: Cluster Away
4: Bus muy rapido
5: Green fegatello
6: Dark Chicken
7: Castrado
8: Dolce roboante e caotico
9: Sudone
10: Attacco d'asma a Las Vegas
11: Cani a pezzi
12: Duras
13: Devont Church going family
14: Gotine rosse (live)
Press
"Crap" presskit
"Crap" cover (300dpi)
Crap "photo" (300dpi)
Jacopo Andreini photo (300dpi)
Roy Paci photo (300dpi)
Crap
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