A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini
Nicola Ratti

Preceduto dall’EP “One Day With My Fishing Umbrella”, uscito nel 2004, ecco il debutto ufficiale del chitarrista e per l’occasione anche cantante Nicola Ratti. “Prontuario per giovani foglie” (Megaplomb/Wide) è un disco per gli amanti della chitarra da pensiero, di una dimensione altra, dei silenzi, della spigolosità delle note ma anche della loro rotondità. Vale la pena soffermarvisi.
Sei stato già membro di Pin Pin Sugar e Ronin, come è nata l'idea per questo progetto solista?
L'idea,
ma più che altro la pratica, di suonare da solo è nata tempo fa,
durante l'esperienza con i Pin Pin Sugar. All'inizio era la curiosità
di sperimentare, e le prime registrazioni in cameretta mi permisero di
cercare di riprodurre le cose interessanti che ascoltavo. I miei primi
CD-R home-made risalgono al 2000 e sono delle rozze improvvisazioni
elettroacustiche. Andando avanti e affinando le mie conoscenze
nell’arte della registrazione iniziai ad accumulare materiale che
assomigliava sempre di più alla forma-canzone: i risultati mi piacevano
e decisi di buttarmi, con un po’ di coraggio, continuando su questa
strada. Dopo aver sentito le registrazioni, il mio amico Giuseppe
Ielasi, mi propose di produrre nuovo materiale e si offrì di aiutarmi
nella registrazione e nel mixaggio; questa collaborazione diede alla
luce l'EP 10" “One Day With My Fishing Umbrella” e di seguito l'oggetto
della nostra chiacchierata, "Prontuario per giovani foglie".
I testi sporadici che ritroviamo nel CD cosa rappresentano per te? Come li giustifichi?
Il
significato del cantato nella mia musica - quindi la sporadicità, la
leggerezza (fisica) – risale alla mia considerazione della voce come
una quota acustica del lavoro al pari dei suoni di chitarre, di
percussioni e musiche di ambienti. Considero un'occasione mancata avere
la possibilità di aggiungere un altro grado di comunicazione ai brani
attraverso la voce che non sia solo a livello acustico; poi, attraverso
la scrittura riesco a esprimere e suggerire sensazioni e immagini che
possono essere coerenti o no con le suggestioni musicali del brano e
quindi a ottenere un quadro eterogeneo, più complesso e più ricco. Il
disco è strutturato in quattro parti, omogenee al loro interno,
intervallate da tre momenti, che sono un po’ delle pause, degli stacchi
che assolvono la funzione di respiro tra un capitolo e l'altro.
A quali artisti pensi di dovere la tua sensibilità musicale?
Zoomando
sul periodo in questione, quindi la composizione/registrazione di
“Prontuario per giovani foglie”, ecco una lista a braccia dei miei
ascolti più frequenti di allora: Christof Migone, Veda Hille,
Dean Roberts, Fennesz, Tortoise, Henri Salvador, Mina, Marc Ribot,
Kelis prodotta da Pharrell, Vincent Gallo, Will Oldham, DJ Hell,
Devendra Banhart, David Sylvian, una masnada di bossanovisti brasiliani
(primo fra tutti Chico Buarque), blues-men delle origini, Rhythm &
Sound, Loren Connors, Olivia Block, Giuseppe Ielasi, i Talk Talk di
“Spirit Of Eden”. Questa è una lista parziale dei miei ascolti, ho
omesso tutti i musicisti dai quali non mi sono sentito direttamente
influenzato per quanto riguarda il mio disco, ma che certamente,
inconsciamente o no, invece lo sono stati.
Quando ascolti il tuo stesso lavoro, quali sono le tue sensazioni?
Ogni
musicista sa che finire un disco è un po’ come partorire: ore di
mixaggio, ore di riascolto, o di masterizzazione. Alla fine non lo
sopporti quasi più. È abbastanza difficile ascoltare il proprio lavoro
senza l'orecchio chirurgico, che controlla che tutto sia al suo posto,
ma può capitare d’avere voglia di godere dei frutti dell'albero del
proprio giardino; in quei casi mi siedo comodo e ascolto, e provo le
stesse esatte sensazioni della prima nota registrata per poi farmi
guidare da quello che accade, stupendomi talvolta di arrivare in luoghi
imprevisti.
Due parole sulle collaborazioni a questo disco: Giuseppe Ielasi e Jacopo Andreini.
Sia
con Giuseppe che con Jacopo il rapporto è prima di tutto di amicizia;
quell'amicizia mista a stima e apprezzamento dovuta a esperienze
musicali comuni (Jacopo nei Pin Pin Sugar) o, per entrambi,
all'importanza che hanno avuto nella mia formazione musicale. Hanno
avuto
due ruoli differenti nel disco: di Giuseppe ho già detto, ma è
d'obbligo aggiungere che ha anche suonato la chitarra in due brani e ha
aggiunto l'elettronica in un altro, mentre Jacopo suona il sax in un
pezzo: una registrazione di pochi minuti che dà al brano una profondità
non indifferente. L'apporto di Giuseppe è stato fondamentale in tutte
le fasi della creazione del lavoro, sia dal punto di vista tecnico che
da quello artistico. La nostra collaborazione non è terminata con
l'uscita del disco: negli ultimi mesi stiamo lavorando a nuovo progetto
che vedrà la luce nelle prossime settimane.
Come ti è capitata fra le mani la foto che poi hai usato per la copertina?
Stavo
cercando delle foto di tuffatori e ho trovato quella che mi sembrava
perfetta: un pomeriggio assolato, un tuffo da manuale sotto gli occhi
di due donne e, più distanti, altri due uomini. C'è un ottimismo nel
tuffo, nel suo atterraggio, che mi piace, e mi piaceva legare
all'immaginario di questo disco. In fondo è primavera e le foglie sono
ancora giovani.
Com’è cambiato il tuo approccio da elemento membro di un gruppo a solista? Quali differenze emozionali hai riscontrato?
Senza
dubbio la prima differenza si riscontra dal vivo: non c'è più un gruppo
alle spalle, tutto deve essere sotto il tuo controllo e quindi niente
distrazioni, niente cali, soprattutto in un live come il mio che vuole
essere intenso e procedere senza soluzione di continuità tra chitarre,
voce, mixer, effetti. Certo, in fase di produzione e registrazione non
devi discutere o scendere a compromessi con alcun altro componente, e
questo è un coltello a doppia lama. Per adesso la mia esperienza live
solista è ancora limitata, quindi durante i concerti sono molto più
attento alla resa che alle emozioni che posso provare.
Contatti: www.megaplomb.it
Francesca Ognibene
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